Nello studio

Nello Studio

Il mio studio

Il mio studio

Oggi farò un po’ di ordine nel mio studio. Te lo prometto. Sta iniziando a piovere, una mite doccia primaverile che mi terrà al chiuso senza la distrazione di ciò che sta succedendo in giardino. Ho appena finito un dipinto o credo di averlo finito … ma il disordine totale improvvisamente mi disturba – solo ora, come se fossi una persona diversa da quella che ha lasciato il pavimento cosparso di stracci, che gocciolava cera dappertutto, che sparpagliava tubi di pigmento aperti e libri aperti a faccia in giù – non mi permette di vedere il risultato dei miei sforzi. Io mi muovo indietro, nello stesso modo di quando stavo lavorando pochi minuti fa, ma ora è ancora più difficile vedere.

Porta dello studio

Porta dello studio

Parte del problema è il processo che uso io. La cera viene fusa a bagnomaria e contenuta in vasi di acciaio inossidabile che si alternano durante la pittura. Tutto si svolge molto rapidamente prima che la materia s’indurisce. Come supporti, impiego pannelli di legno e una buona parte della mia pittura si svolge sul pavimento. Quando vedo apparire un’immagine, appoggio il dipinto su un cavalletto. In questo modo posso allontanarmi per vedere se il quadro è leggibile da una certa distanza o spostarmi molto vicino per capire se ha la qualità di superficie che mi piace. Molto spesso, mentre sto aspettando di riscaldare la cera, prendo un libro o avvio la modellazione di una figura, o lavoro su un disegno, ma tutto cade una volta che la cera è pronta

Il sole sulla scrivania dello studio

Il sole sulla scrivania dello studio

Questo mi fa pensare. Il sistema utilizzato da un artista non è per niente soltanto una questione di efficienza e di capacità tecnica. Nemmeno i due fattori insieme, potrebbero spiegare ciò che accade nello studio, che rimane sempre un po’ impenetrabile, e al medesimo tempo, unicamente se stesso. Per esempio, ci sono i movimenti necessari per scavalcare la pittura invece che entrarvi dentro, la musica che supporta questa danza, la cera raccolta dalle api in giardino, il pigmento raro trovato in un negozio di un vecchio restauratore a Roma. Gli amici che avevi in mente, mentre stavi lavorando.

muro dello studio, lavandinoE quest’ultimo pensiero… Nel mondo reale si vive in un luogo specifico. Ma nello studio è possibile abitare – è necessario abitare – mondi diversi, invocare una serie di compagni, senza riguardo per il tempo o la distanza. Anche se questo potrebbe non essere la meta della pittura, deve essere almeno uno dei motivi perché una persona fa arte. Non molto tempo fa, mi trovavo davanti a un mio dipinto che non vedevo da venti anni e ecco lì: alcuni frammenti di Scarlatti interpretato da Glenn Gould, un incontro con l’insegnante di un figlio, un gattino abbandonato, e qualche riga di una poesia di Wallace Stevens:

Soldato, c’è una guerra tra la mente
E il cielo, tra pensiero e giorno e notte. È
Per questo il poeta è sempre dentro il sole,
Ripara gli stracci della luna in camera sua
dalle cadenze virgiliane, su giù,
Su giù. È una guerra senza fine.
(Notes Toward a Supreme Fiction; Cummington Press, 1942).

Ora, mentre io cerco di sistemare gli oggetti disparati distribuiti su ogni piano orizzontale, una nuova fonte di confusione invade lo spazio. Al di fuori, un sole brillante, splendente, è apparso da uno strappo nel tessuto del cielo. All’interno, raggi di luce penetrano le tenebre creando di tutto un mosaico d’oro e, dentro questa nuova opera, la mia pittura sparisce.

Frankie in studio

Frankie nello studio

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