A proposito dei gatti

Lulu's milk; 15x10 cm., ink, 1999
Lulu’s milk; 15×10 cm., ink, 1999

Quando ero bambina a mio padre piaceva raccontarci le storie dei diversi gatti che abitatavano la fattoria dove viveva durante l’estate – a Little Falls nella parte nord dello stato di New York. Molto spesso queste storie – pur non avendo esattamente una morale – avevano tuttavia da illustrare un punto. Per esempio, c’era una gatta cieca che viveva nel fienile; era una buon’ amica per le mucche e riusciva a catturare i topi nonostante il proprio handicap. Riuscì a fare nascere e ad allevare una cucciolata di quattro gattini. Quando morì di vecchiaia, le mucche smisero di dare il latte per quasi una settimana.

Ammirava molto i gatti per la loro natura. Diceva che erano molto più affidabili di quanto lo fossero le persone dato che il loro materialismo era una base chiara per i propri valori.  Stimava anche la loro saggezza: il loro strusciarsi e fare le fusa, coscienti di meritare carezze come un loro diritto di nascita.

•	Gatto (Lulu) arrabbiata, 27x12x6, bronze, 2009

Papà amava scherzare sulla morte e sulla reincarnazione – sono certa che, pur essendo ufficialmente episcopale, la sua religione fosse un miscuglio di credenze spirituali amalgamata con le idee sulla natura di Emerson. Ma gli piaceva scherzare, dicendo che in Egitto hanno avuto un’idea più precisa di Dio – almeno per quanto riguarda le immagini gatto. Egli ci avvertiva ripetutamente che lui si sarebbe reincarnato come un grosso gatto nero.

Sono tornata negli Stati Uniti dall’ Italia con un figlio di pochi mesi e un figlio di cinque anni, solo pochi giorni prima della morte di mio padre in seguito a una lunga malattia. Mia madre, mio fratello, mia sorella, mio marito e figli, siamo andati al cimitero, verso nord dove un vecchio sito di sepoltura degli Iroquois  viene utilizzato da generazioni dalla famiglia di mio padre. C’era il funerale, tranquillo e piccolo, la tomba senza lapide situata sotto una quercia antica. Abbiamo visitato la casa d’infanzia di mio padre, una grande casa di campagna fatta di legno dipinto di bianco, costruita sul bordo di un bosco selvaggio. In seguito siamo tornati alla casa sull’Atlantico nel New Jersey dove mia madre e mio padre avevano vissuto durante gli ultimi anni. Era la fine di agosto e l’isola era quasi deserta; i vacanzieri estivi erano tornati alle loro case in città.

Quando siamo entrati nella casa c’era quell’odore familiare tipico della casa sulla spiaggia che si nota solo dopo un periodo di assenza. Tutto era come il giorno in cui l’abbiamo lasciata salvo un’eccezione: c’era un’enorme gatto nero seduto tranquillamente sulla sedia di mio padre. Ci siamo guardati l’un l’altro con calma, abbiamo accarezzato il gatto, e messo fuori un po’ di carne tritata per lui. Nel frattempo, mio marito girava per il quartiere per vedere se a qualcuno mancava un grosso gatto nero. Nessuno è venuto avanti e così il gatto ha continuato a restarsene tranquillo con noi per diversi giorni. Ci mostrò molto affetto durante la sua permanenza finché un giorno scomparve. Non abbiamo mai parlato di questo tra di noi, ma credo che mio fratello, mia sorella e mia madre l’hanno preso come uno di quei doni speciali che spesso dà il puro caso.

My father's house (scrapbook)

My father's house (scrapbook)

Questo evento mi è tornato in mente qualche anno più tardi durante l’Avvento, quando – a Firenze – il gruppo di genitori della scuola elementare di mio figlio stavano discutendo cosa fare per Natale. Firenze è politicamente a sinistra e quindi una festa come il Natale, secondo la maggior parte dei genitori, doveva essere celebrata senza enfasi sulla religione. Ma l’insegnante di mio figlio sottolineò – giustamente secondo me – che il rischio era di una celebrazione che aveva più a che fare con il consumismo che con  il tradizionale significato culturale della giornata. Ero, anche se non religiosa, in sintonia con il suo punto di vista e ho iniziato a dirlo quando mi ha interrotta dicendo che i bambini della sua classe erano così ignoranti nella loro cultura religiosa che uno di loro credeva che dopo che si muore si ritorna al mondo per un po’ trasfigurato in un grosso gatto nero a confortare la famiglia in lutto.

My father's cats (scrapbook)

My father's cats (scrapbook)

Anni dopo, stavo esaminando una scatola di libri che mia sorella mi aveva mandato. Erano libri della biblioteca di famiglia messi da parte quando mia madre ha lasciato la nostra grande vecchia casa a Staten Island. Alcuni di questi erano come vecchi amici, i libri Ernest Thompson Seton sulla fauna selvatica, i libri James Fennimore Cooper ambientati nella valle del fiume Mohawk luogo di infanzia di mio padre. Ma ce ne era uno che non avevo mai visto. Un album fotografico con pagine di colore nero con piccole istantanee attaccate, ben montato, etichettato dalla mano di un bambino. Quasi tutte erano fotografie di gatti … Piegate tra le pagine c’erano note con nome e l’età di ogni gatto. Sullo sfondo sfocato un paesaggio agricolo – stalle, pascoli, una cucina. Il libro si conclude con il ragazzo – ora dodicenne – sulla cima di un edificio nella città di New York.

My father in N.Y.C. (scrapbook)

My father in N.Y.C. (scrapbook)